“Come era nelle previsioni il partito chavista, guidato da Maduro ha stravinto le elezioni superando il 67% dei consensi, ma la astensione e' stata alta e solo il 31% circa dell'elettorato venezuelano e' andato a votare.
La Ue non ha riconosciuto legittime queste elezioni per la bassa affluenza, mentre ha riconosciuto una vittoria della democrazia le elezioni svoltesi in Romania, dove l'affluenza e' stata del 31%, proprio come in Venezuela. Cio' dimostra, un volta di più, come per le forze imperialiste le elezioni sono valide solo dove a vincere sono loro fedeli alleati, mentre in altre parti, dove a vincere non sono forze amiche, allora si deve denunciare presunti brogli e non si vuol credere al responso dell'urna. Al di la' di tutte queste beghe da bottega, quello che si e' assistito in Venezuela, nonostante il Covid, la martellante campagna astensionisti della destra eversiva e golpista guidata da Gaido' e alleati USA, il governo di Maduro ha saputo portare alle urne il circa 6% in più di elettori rispetto a precedenti elezioni in cui l'opposizione di destra invitava, come anche questa ultima volta, all"astensionismo. Senz'altro e'stata una affermazione del partito al governo e del suo capo Maduro ma non e' stata un vittoria totale come ci si aspettava, perche' il chavismo sta mostrando il fiato corto come ben descrive l'articolo de il manifesto che qui rendiamo pubblico, e per la crescente opposizione sociale che sorge sia all'interno dello stesso partito di governo, sofferente di privatizzazioni in vista, sia dalle critiche da sinistra, dove il Partito Comunista del Venezuela (PCV) fa da catalizzatore e vede 6 parlamentari eletti, nonostante il totale boicottaggio dei media, sia di quelli dell'opposizione di destra che quelli filogovernativi, oltre a subire atti di repressione e intimidazione da parte della polizia chavista e delle forze di governo.
Circolo Culturale Proletario di Genova"

Venezuela, la disaffezione dimezza la vittoria di Maduro
Claudia Fanti, 08.12.2020, “Il Manifesto”
Legislative. Alle urne solo il 31%, ma il boicottaggio delle destre c’entra poco. «Madurismo» in crisi malgrado il 67,6% ottenuto dalla coalizione che sostiene il presidente. Governo sempre meno chavista, critiche crescenti alla controversa «Ley anti-bloqueo.
Elettori in coda, domenica 6 dicembre, in un seggio di Caracas
© Ap
È una festa a metà per il governo Maduro. La sua vittoria alle elezioni parlamentari di domenica, tanto scontata quanto netta (con 67,6% dei voti), è infatti inevitabilmente offuscata dalla bassa affluenza, pari al 31% degli elettori.
Nessuno si aspettava una partecipazione record (addiritura oltre il 73%) come quella registrata alle parlamentari del 2015 – quando l’opposizione si presentò compatta strappando al chavismo la maggioranza della Assemblea nazionale -, tanto più nell’attuale contesto di pandemia. Piuttosto, il termine di confronto utilizzato dalle forze filogovernative è quello delle parlamentari del 2005, anch’esse boicottate, in quel caso unanimemente, dalle destre: l’affluenza fu allora del 25%, 6 punti in meno rispetto a quella di domenica.
Ma, considerando la posta in gioco di queste elezioni, presentate dal governo come l’occasione per dare inizio a un nuovo ciclo politico, mettendo fine al sequestro dell’Assemblea nazionale da parte dell’opposizione golpista manovrata dagli Stati uniti, non si tratta di una grande consolazione.
Né, soprattutto, il dato della partecipazione è tale da mettere a tacere tanto l’estrema destra – che proprio sulla bassa affluenza contava per liquidare le elezioni come una farsa – quanto quella parte della comunità internazionale, compresa l’Unione europea, che non ha riconosciuto la legittimità del processo elettorale.
Una decisione, quella della Ue, apparsa da più parti del tutto arbitraria, a fronte delle garanzie offerte da un sistema elettorale ritenuto tra i più affidabili al mondo e della partecipazione di un ampio settore dell’opposizione, a cominciare dalle due coalizioni della destra moderata Alianza Democrática (giunta seconda con il 17,95% dei voti) e Venezuela Unida (terza con il 4,19%).
Sull’affluenza, tuttavia, l’appello a «restare a casa» da parte di Guaidó e delle forze che lo sostengono c’entra molto poco, considerato il discredito che ha investito la destra golpista di fronte alla lunga serie di fallimenti, scandali e divisioni accumulata nel corso del tempo. Quella destra che ieri ha dato il via alla consultazione popolare per la «fine dell’usurpazione» di Maduro – questa sì realmente una farsa – che si prolungherà fino al 12 dicembre, nella totale assenza di garanzie e di controlli, al solo fine di giustificare il prolungamento della fantomatica presidenza ad interim dell’autoproclamato.
A spiegare
la bassa partecipazione di domenica è, piuttosto, la crescente disaffezione per
il «madurismo», non spiegabile solo con la stanchezza generata da una crisi
economica che non sembra aver fine, in gran parte indotta, com’è noto, dall’embargo
imposto dagli Usa.
A erodere l’appoggio della popolazione a Maduro sono infatti anche una sempre
più accentuata tendenza autoritaria da parte del governo, l’innegabile deriva
borghese della rivoluzione bolivariana, la sua distanza sempre più netta dagli
ideali chavisti. Tutti fattori emersi anche dalla recente approvazione, da
parte dell’Assemblea nazionale costituente, della controversa «Ley
Antibloqueo», destinata, secondo i suoi numerosi critici, ad aprire la strada
alla liquidazione delle risorse del paese, alla privatizzazione delle imprese
statali, alla cessione dell’industria petrolifera al capitale transnazionale e
alla concentrazione del potere nell’esecutivo.
Ed è di certo una spia di tale malessere la decisione di un insieme di forze chaviste, raccolte nell’Alternativa Popular Revolucionaria (Apr), di correre per conto proprio alle parlamentari, rompendo così l’unità del fronte bolivariano, in polemica con una politica interna tagliata su misura della cosiddetta «borghesia rivoluzionaria».
E se è vero che l’Apr, che si è presentata dietro l’insegna del Partido Comunista (Pcv), l’unico abilitato a partecipare, ha raccolto un magro bottino – solo il 2,73% dei voti -, a pesare sul suo risultato è stato certamente anche il «brutale» assedio da parte del madurismo sofferto, secondo il leader di Izquierda Unida Félix Velásquez Castillo, dalla coalizione della sinistra chavista.
Un’ostilità che si è per esempio riflessa, proprio domenica, stando alla denuncia espressa dal Pcv via Twitter, nell’irruzione della polizia nella sede del partito, a Valmore Rodríguez, nello stato di Zulia, con tanto di arresto di alcuni militanti.
====== o ====== o ====== o ====== o ====== o ====== o ====== o ====== o ====== o ======

Foto della conferenza stampa tenuta dalla dirigenza del Partito Comunista di Venezuela, alla fine della campagna elettorale.